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Le produzioni magnogreche conservate al Museo furono acquistate
dal notaio Camillo Leone presso un antiquario di Lecce.
La ceramica apula figurata, derivata dalle produzioni greche a
vernice nera, si affermò in Italia meridionale a partire dalla
fine del V secolo a.C., in concomitanza col declino delle
importazioni dalla madrepatria. I vasi erano decorati sui due
lati, con scene figurate poco complesse tra le quali
frequentemente appare una scena di offerta.
Nella Messapia si sviluppò invece tra VII e II secolo a.C. una
produzione ceramica con un repertorio decorativo e tipologico
originale, poco diversificato, talvolta ispirato alla ceramica
greca, talvolta con forme desunte dalla tradizione indigena come
le trozzelle.
La ceramica di Gnathia, prodotta nel territorio della città di
Egnathia tra IV e II secolo a.C., comprende vasi a vernice nera
di tipologia diversificata, oinochoe, epichysis, crateri, pelike
e bacini, decorati con motivi sovradipinti la cui iconografia
rimanda al mondo dionisiaco: frequenti infatti sono maschere,
edera e tralci di vite
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